Il viaggio verso la verità noesis
VERITA’
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Il grande avversario dei sofisti fu Socrate, così come ce lo rappresenta Platone nei suoi dialoghi. Dire il vero è dire le cose come stanno. L'argomento di Platone si sviluppa all'incirca così: a essere veri o falsi sono gli enunciati( logoi), un enunciato formato correttamente è o vero o falso. Per esempio “Teeteto siede” è vero, mentre “Teeteto vola” è falso. Quello vero dice le cose che effettivamente sono rispetto a te. Quello falso invece dice cose diverse da quelle che effettivamente sono. Quasi un secolo prima un filosofo molto influente, Parmenide di Elea, aveva insegnato che il non essere semplicemente non è, dunque non ci sono modi in cui le cose non stanno. Eppure gli enunciati falsi e le false opinioni che essi esprimono innegabilmente esistono. Platone si impegna quindi in un elaborata confutazione della tesi di Parmenide . Un enunciato falso su Teeteto dice cose che possono esistere realmente, ma che sono diverse dalle cose che effettivamente sono. Quello che ci interessa è il concetto di verità di Platone che , almeno nel Sofista, risulta essere grosso modo realista: dire il vero è dire che le cose stanno come effettivamente stanno .
Quando diversi anni dopo Aristotele scrisse il breve trattato che conosciamo sotto il nome “Gamma della Metafisica”, per quanto riguarda la verità si ricordò del suo maestro: dire di ciò che è che non è , o dire di ciò che non è che è, è falso. Mentre dire di ciò che è che è, e di ciò che non è che non è ,è vero .
Queste idee di Aristotele sulla verità sono state molto spesso descritte come teoria della verità come corrispondenza. La verità del pensiero che Teetetoo è un uomo dipende da Teeteto e dalle sue proprietà, e da nient'altro. In questo senso Platone e Aristotele sono dei realisti.
stoici e accademici
La stoa poikile cioè Portico dipinto, era un lungo Portico eretto intorno alla metà del quinto secolo avanti Cristo nella parte settentrionale dell'agora di Atene. Lì a partire dai primi anni del terzo secolo avanti Cristo cominciò a insegnare Zenone, che aveva studiato tra l'altro nell'accademia fondata a suo tempo da Platone. La scuola fu detta Stoica ,cioè del portico. Stando alle testimonianze gli stoici avevano creato la grammatica distinguendo tra le varie parti del discorso( nomi, verbi, eccetera), inoltre avevano introdotto la distinzione tra un espressione linguistica (logos) ed il suo significato (lekton) ciò che è detto. Contro l'opinione di altri filosofi gli stoici sostenevano che ad esseri veri o falsi erano i contenuti proposizionali (axiomata), non gli enunciati intesi come espressione linguistiche, nè i pensieri intesi come atti di pensiero.
Inoltre gli storici applicavano i concetti di verità e falsità anche alle argomentazioni, chiamando vere le argomentazioni logicamente valide le cui premesse sono vere. Se tutti gli uomini sono mortali e tutti gli ateniesi sono uomini allora tutti gli ateniesi sono mortali. Questa proposizione non è soltanto vera ma è logicamente vera e quindi necessariamente vera , al contrario di tutti gli uomini sono mortali che è vera di fatto o contingentemente. Lo studio delle argomentazioni logiche è una parte importantissima dell'eredità dello stoicismo. Un aspetto per noi un po' sconcertante della concezione Stoica è la distinzione tra la verità ed il vero. Vero è un predicato che si applica a singole proposizioni : il vero e ciò che è reale. In continuità con Platone e Aristotele, dicendo che una proposizione è vera, diciamo che le cose stanno così come la proposizione dice. Parlare della Verità in generale, non della verità di questa o quella proposizione, è parlare dell'insieme delle proposizioni che sappiamo essere vere, cioè dell' insieme delle nostre conoscenze.
Nella prima metà del terzo secolo avanti Cristo Il direttore (scolarca) dell'Accademia fu Arcesilao. Risulta che avesse impresso all'accademia Una svolta radicalmente scettica. Arcesilao argomentava che la veridicità di una presentazione non è mai garantita. da un lato i casi di indistinguibilità percettiva, i gemelli identici, le coppie di uova, le varie impressioni di un medesimo sigillo sulla cera. Dall'altro gli stati di percezione illusoria o alterata, i sogni, le illusioni percettive, gli accessi di follia. In tutti questi casi la percezione non garantisce un bel nulla.
Carneade è forse il primo filosofo a formulare una definizione corrispondentista della verità: una presentazione è vera quando concorda con l'oggetto presentato, mentre è falsa se non concorda con esso. Qui la nozione di verità non si applica a proposizioni ma a presentazioni. Nasce qui l'idea che la verità sia una relazione binaria tra due termini caratterizzabile come accordo o phantasia.
Per Carneade na phantasia persuasiva è una presentazione che è sopravvissuta al confronto con altre presentazioni inizialmente non meno persuasive.Più controlli essa ha superato più risulta attendibile. Nessun controllo è definitivo, la possibilità dell'errore non è mai esclusa, Tuttavia il grado di attendibilità che è possibile raggiungere è sufficiente per i nostri scopi sia teorici che pratici.
Questa strategia sarà in seguito adottata da molte teorie della conoscenza e della verità che negano che ci siano proposizioni autogarantite, cioè che portano in sé la garanzia della loro verità indubitabile ( come pensavano gli stoici e dopo di loro penseranno molti altri da Cartesio ai neopositivisti del 900).
Queste teorie, di cui quella di Carneade e forse il primo esempio vengono chiamate coerentiste. Secondo i coerentisti una proposizione è vera se ,e soltanto se, è compatibile con l'insieme delle nostre credenze.
Agostino
Aurelio Agostino, 354- 430, santo della Chiesa Cattolica nacque a Tagaste nell'africa romana. fu battezzato cristiano ed ebbe una formazione culturale di alto livello .
Il suo percorso religioso era stato accidentato, era stato a lungo seguace del manicheismo, ma nel 386 attraversò un processo di conversione alla forma di cristianesimo che aveva conosciuto grazie ad Ambrogio. Agostino parla molto della verità: la nostra mente intuisce la verità ora di più è ora di meno, al contrario l'ideale verità ,permanendo in sè, non aumenta quando ci si manifesta di più e non diminuisce quando ci si manifesta di meno. (De libero Arbitrio).
Le verità non sono create dai nostri ragionamenti dimostrativi ma scoperte grazie ad essi.
La vanificazione della verità attraverso il dubbio universale è semplicemente impossibile . Supponiamo che qualcuno, chiamiamolo Pirrone, dubiti di qualcosa o di tutto. Dunque è vero che Pirrone dubita. D'altra parte chi dubita è consapevole di star dubitando, non si può dubitare inconsapevolmente, perciò Pirrone è consapevole di star dubitando, crede che sta dubitando. Ma la sua credenza è vera: dunque Pirrone sa che sta dubitando, e quindi sa che è vero che sta dubitando.
Perciò Pirone conosce almeno una verità, e sa che è tale. Dunque il dubbio universale è impossibile. Molti secoli dopo, quando Cartesio vorrà dimostrare che c'è qualcosa di cui è impossibile dubitare, e cioè la propria esistenza come ente pensante, si ricorderà di questa argomentazione di Agostino.
Plotino.
Per Agostino dunque la nostra via di accesso alla verità è, in ultima analisi interna alla mente, è nella nostra mente che grazie a Dio si accende la luce dell'evidenza, che è il contrassegno della verità.
Plotino di Licopoli (Egitto 204 270), aveva studiato per anni ad Alessandria d'Egitto con Ammonio Sacca di cui sappiamo che era un platonico. Porfirio curo l'edizione dei suoi scritti che distinse in 54 trattati di varia lunghezza, divisi in gruppi di 9 e quindi noti con il titolo di Enneadi, e disposti secondo un criterio tematico. Plotino accetta ovviamente la teoria platonica delle idee o forme: conoscere qualcosa è coglierne la forma cioè la struttura di proprietà essenziali e necessarie che ne fanno ciò che è. Le forme stesse peraltro sono ontologicamente indipendenti dalla loro esemplificazione, gli uomini muoiono e ciò che ne rimane perde la forma umana,ma la forma stessa è eterna ed immutabile.
Plotino chiama intelletto( nous) quello che è al tempo stesso il luogo delle forme ed il soggetto del loro coglimento.
Si comprende di conseguenza come Plotino rifiuti nettamente l'idea che la veridicità sia qualcosa come un accordo tra pensiero o proposizione ed oggetto o stato delle cose.
Dunque l'atto di contemplare ciò che è contemplato, cioè il mondo delle idee, e l'essere stesso sono una cosa sola.
Se torniamo ad Agostino vediamo che la sua posizione sull' esperienza della verità non è molto diversa: il credente attraverso l’ ascesi non diventa un cosmo in intellegibile e splendente come in Plotino, ma beneficia dell'illuminazione che viene da Dio, così come per Plotino è illuminato dalla verità che procede dal bene e grazie ad essa coglie la verità. Per entrambi, Plotino e Agostino, la verità non è un rapporto tra un pensiero (o una proposizione) ed il modo in cui le cose stanno ma l'identità tra la mente e l'idea.
Una delle argomentazioni di Platone comincia dalla critica del valore conoscitivo della percezione. Le informazioni che ci forniscono i sensi ,vista, tatto eccetera, sono imprecise, precarie ed a volte contraddittorie, soprattutto non riguardano mai la natura delle cose. Per esempio noi vediamo due sedie, e vediamo che sono uguali, ma non perfettamente uguali. Ma da dove ci viene la nozione di perfettamente uguale? Non dall'esperienza perché non esistono nel mondo due cose perfettamente uguali. Dunque dobbiamo già possedere la nozione dell’ uguale in sé. Platone Immagina quindi che la nostra mente ricordi una conoscenza che avevamo posseduto prima di nascere ed abbiamo perduto alla nascita. Ricordare le idee , disporre dei concetti non è soltanto ciò che rende possibile la categorizzazione: questo è un uomo, questa figura un triangolo, ma è anche ciò che consente di determinare le proprietà di qualcosa. In altre parole l'idea fornisce le premesse di dimostrazioni le cui conclusioni non sono altro che che ulteriori articolazioni dell'idea stessa. Dunque anche la conoscenza proposizionale che la somma dei quadrati costruiti sui cateti ,e così via, deriva dalla contemplazione delle idee, la conoscenza del triangolo.
Vi allego il video della conferenza del festival di filosofia che parla della post verità:
Vi allego anche il video del nostro incontro della scorsa settimana.
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