TAOISMO -TAO** Il Tao che può essere detto non è il Tao. L’uomo è simile a un dormiente che non scorge la natura onirica della sua esperienza. Designificare il reale, togliendovi la sostanzialità che il fondamento ontologico della verità gli attribuirebbe, vuol dire attingere al risveglio (dao), scorgendo la realtà nel suo essere semplicemente priva di senso. Il Sentiero Finale è privo di difficoltà: privo di quelle difficoltà che la mente incontra finché è all’opera nell’attività analitica del suo distinguere il bene dal male, ricercando con dolore irrimediabile il primo per evitare il secondo. Il mondo ebbe un principio che fu la madre del mondo. Lao zi ( Lao tzu, Lao tze: presunto autore del Tao Te Ching) significa letteralmente vecchio bambino. Il massimo della saggezza, infatti, consiste nel riconquistare lo stato originario di assoluta naturalezza e spontaneità. Per l'Occidente la morte è "il sonno eterno" mentre per il Tao orientale è "il gran risveglio"! Anche la morte è cambiamento, continuo cambiamento come il tao! L'energia si personifica e poi ritorna energia. Il Tao è l'ordine immanente alla natura (o presunto tale!) e non suo creatore e signore. Non è un assoluto trascendente o una divinità separata dal mondo. Non esiste infatti, nel taoismo, una anima umana che anela a Dio. Il taoismo sembra essere di derivazione sciamanica mentre il confucianesimo è di origine logico pratica. Nel Tao si cerca di raggiungere l'armonia (chi cerca?), l'unione completa con l'essenza del mondo, della natura, dell'universo che è appunto il Tao stesso (non duale). Il raggiungimento di questa armonia è la vera felicità dell'uomo saggio che ha compreso che ogni cosa è strettamente connessa con l'Universo intero cioè il Tao. La felicità non va quindi cercata essendo solo una conseguenza: la conseguenza della raggiunta armonia. Il Tao ha la qualità di una condizione di possibilità: infatti, come vuoto, è condizione di possibilità degli oggetti-eventi. Yin e yang è il prototipo di ogni rapporto oppositivo. Amore e odio si danno a vicenda così come il giorno e la notte. Il principio è la fine di qualche cosa mentre la fine è il principio di qualcosa di altro. Il pieno e il vuoto: quando uno ha principio l'altro ha fine. Tao è la qualità attiva di ogni agire spontaneo. Non agendo, non esiste niente che non si faccia. Il Tao è la capacità di ogni cosa di essere se stessa. Non è una cosa, non è un concetto. E' la condizione di esistenza di ogni possibile connessione e, quindi, di ogni relazione. Il tao è uno e molteplice insieme, è universale e particolare insieme, è trascendente e immanente insieme. Il Tao è l'Energia che sostiene il mondo intero dall'interno. Il grande tao come condizione di possibilità di ciascuno dei tao particolari. Da ciò consegue il mistero della relazione fra piccoli e grande tao. Tao è in tutte le cose ma non è identico con gli esseri perché non è differenziato né limitato. (Chuang Tzu) Tao è in ciò che vedi. Ma ciò che vedi non è Tao. Essere e non essere sono, in realtà, Tao. Ciò che noi chiamiamo Essere, in realtà non è, e ciò che chiamiamo Non Essere, è. (Borel) Il vero Tao non può essere detto. Ma se proprio lo vogliamo dire con una sola parola questa è madre. Il Tao è uno e ciò che è uno non ha antitesi. Compiere senza saper perché: ecco il tao! (non ci sono le risposte ultime!) La gran via è piana ma la gente preferisce ripidi sentieri. Psychè (natura in greco) e Ch'i (taoista) rappresentano il respiro, l'energia, il campo vitale. Il tao ci insegna ad essere noi stessi come la radice delle cose lo è: senza agire e senza non agire, così il mondo si strutturerà da sé! Nessuno sarà bandito da Tao per l'eternità, poiché tutti recano Tao in se stessi. I loro peccati sono illusori come i vapori della bruma. Come hai potuto credere che i peccati degli uomini avrebbero resistito al Tao? (Borel). L'acqua è il simbolo del Tao e della modestia del taoista che evita la politica (vincere senza combattere) a differenza di Platone. Nessuna guerra santa taoista. Nessun antropomorfismo taoista. Il TAI CHI TU (taiji tu): Relazione dinamica, immagine del culmine supremo, origine incondizionata, infinita energia del culmine supremo, campo di forze in azione, figura su sfondo, yin ombra femminile, yang sole maschile. La filosofia cinese (almeno in tutta la parte conosciuta della sua storia) è dominata dalla nozione di yin e yang. Rispettivamente Terra e Cielo. Queste due energie in relazione interattiva (nessuna delle due può esplicare la propria natura senza l'altra) senza mai essere assimilate al bene o al male (dunque nessun dualismo). Complementarietà ontologica mentre in Spinoza c'è una complementarietà gnoseologica fra pensiero ed estensione dell'unica Sostanza-Natura-Dio. Ci si chiede però se ci possa essere complementarietà gnoseologica senza quella ontologica. Il TAO TE CHING è un'opera del presunto Lao Tzu databile intorno al 400 avanti Cristo. "il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao" Il Tao è un meta-odos (metodo, via) spontaneo che lascia essere la vera natura propria: ogni essere si conforma alla propria natura (arete, virtus, te). Nel Tao non esiste nessun differenza fra creatore e creato: egli non chiama sua l'opera compiuta. Non vi è fede in esso ma serve affidarsi ad esso per perseguire il telos (fine) immanente. Il Tao (monismo naturalista) non è assimilabile a un ente o a una divinità ma è il lasciar essere le cose e gli eventi secondo la loro natura, il non agire (wu wei), l'agire senza preconcetti e spontaneamente liberi da finalità, senza forma né scopo, come la rosa che fiorisce da sé di Silesio. Non più volontà e consapevolezza ma acqua che scorre inconsapevole e leggiadra fra gli scogli senza sforzo alcuno (wu wei). I desideri non vanno combattuti ma bisogna lasciarli svuotare così come il salice si piega sotto la neve lasciandola cadere e liberandosene. Silesio: condividere al di là della dualità mio-tuo. Per Silesio il corpo è un contenitore prezioso di Dio mentre per il Tao il corpo è prezioso di per sé. Per Il Tao in mezzo alla massa di uomini pieni di cose, di persone e di idee bisogna imparare a essere vuoti di cose, di idee e di persone. Il taoismo privilegia la madre che nutre … al padre. Il saggio orientale è libero da imposizioni (sia subite che imposte) a differenza del santo occidentale. Condividere crea quiete. Estensione e pensiero quali attributi divini spinoziani corrispondono al Yin e Yang del taoismo. Per la natura spinoziana necessità e libertà coincidono: la libera necessità che è tipica anche dell'uomo in quanto parte della natura e del Tao. L'uomo occidentale è segnato dall’indomabile volontà di rifare, letteralmente, il mondo, in quanto si ritiene lui stesso il ‘centro del mondo (novello dio!). Il pensiero orientale antico (Tao-te-king) teorizza invece che per fare bene bisogna non fare niente. Ma questo non fare niente non è non agire, ma mettersi in una condizione tale per cui ciò che si fa è spontaneo, naturale, senza nessuna forzatura. Troppo facile evocare il vuoto semplicemente non disegnando nulla, devi evocarlo disegnando pur qualcosa, che però sia nulla … Tao Te Ching: il libro del cammino, della via, del modo in cui si muove la virtù. Il Tao toglie ciò che è in eccedenza mentre l'uomo toglie a chi non ha. Per i taoisti la giustizia è spontaneità mentre i confuciani dicono che la giustizia va imposta con le leggi. -TARA ** Tārā (letteralmente in sanscrito: Stella) è un Bodhisattva trascendente femminile del Buddhismo tibetano (fin dal VII secolo) anche se le sue origine vanno cercate nell'induismo. Rappresenta l'attività compassionevole (sanscrito: karuna) e la conoscenza (sanscrito: prajna) dell'intrinseca vacuità di ogni dualismo (prajñāpāramitā). E' la Divina Liberatrice o colei che fa il bene di tutti accorrendo in loro aiuto appena invocata. Compassione e saggezza fuse insieme nella Salvatrice e Liberatrice. Essa rappresenta l’energia femminile che simboleggia la perfetta attività universale dei buddha diretta a risvegliare gli esseri dalla confusione e dall'ignoranza. Dovunque c'è bisogno di aiuto, Tara è presente e questo vale anche per i non buddisti visto che lei non è legata a una particolare religione o filosofia: anche la Madonna Cristiana è considerata una manifestazione di Tara (o viceversa). Tara è la compassione senza limiti, è l’energia sottile dello stato di Illuminazione, cioè l’energia pura di tutti i Buddha. La natura assoluta di Tara è rappresentata dalla Saggezza Trascendentale (prajñõpõramitõ) di tutti i buddha: tale saggezza consiste nel comprendere la Vacuità di ogni fenomeno. Infatti, ogni fenomeno (cosa, persona, evento, concetto) possiede due distinti modi di essere: quello ultimo o definitivo e quello convenzionale, empirico o apparente; la Vacuità è il suo modo ultimo ed assoluto di esistere, è il modo in cui i fenomeni esistono realmente. Tutto ciò che esiste, ogni cosa o fatto, ha una qualità essenziale: quella d’essere un evento che sorge ed esiste in modo dipendente da qualcos’altro, cioè di essere il prodotto dell’interdipendenza. Questa qualità è la Vacuità: che quindi significa “assenza di esistenza in sé, autonoma ed inerente”. La Vacuità non è una negazione del concetto di esistenza (nichilismo), ma suggerisce l’idea che l’esistenza non è auto-sufficiente bensì è dipendente da cause e condizioni. Inoltre i fenomeni dipendono anche dalla designazione della mente: un tavolo, ad esempio, in realtà esiste in relazione al nome con cui lo chiamiamo e questo nome (che è un’imputazione mentale) è attribuito ad un aggregato dipendente da varie parti, cause e circostanze (quattro gambe di legno, un ripiano, un falegname che li ha messi insieme, ecc.) Quindi, nella sua natura autentica Tara non si differenzia dalla Prajñõpõramitõ, la Sacra Perfezione della Saggezza. Tara pertanto è la forma buddhista della Grande Dea Madre (Yum chen-mo), che è fiorita in India da tempo immemorabile sotto l’aspetto di varie divinità femminili. La Dea Madre è l’espressione dell’archetipo femminile impresso nelle menti di tutti noi ; esso comprende due aspetti : la funzione materna di contenere e quella di sviluppare e trasformare (la madre contiene in sé l’embrione, che si sviluppa nel suo seno). Come dea della trasformazione spirituale, Tara rappresenta il potere femminile dell’inconscio, il potere materno che genera ed alleva, protegge e trasforma e in cui opera una sapienza ben superiore a quella conscia dell’uomo (astratta e concettuale, con le sue dannose illusioni di auto-sufficienza). Nel tantrismo buddhista la Saggezza femminile è simboleggiata dalla luna (c’è connessione tra la luna e il ciclo mestruale mensile): vi è una Tara “bianca come una luna d’autunno” e di solito Tara è raffigurata seduta su un disco lunare oppure è appoggiata con la schiena ad una luna piena. Tara però non personifica soltanto una deità esclusiva del Tibet, straniera ed avulsa ma anche quella della Grande Madre, che percorre anche tutta la mitologia e la cultura occidentale. E’ la Terra che viene rappresentata come Grande Madre perché vi è un parallelismo tra la funzione fecondante del suolo (la capacità di dare frutto) e la funzione generatrice e materna della donna. Vi è infatti un rapporto fra il ritmo agricolo delle stagioni e la fecondità e prosperità umana, con uno scambio di significati fra la potenza generativa propria dell’essere umano e la forza germinativa della terra. La Terra entra così nell’ambito della vita religiosa, mitica e rituale, in forma personificata come Madre-Terra o Dea Terra. Essa è l’origine delle piante utili, la custode del ritmo di produzione agricola e l’alimentatrice degli uomini e degli animali : quindi, per estensione, anche madre di tutte le creature e dunque principio di vita universale. Questa analogia tra la Terra e la Donna deriva anche dalla corrispondenza tra l’utero che contiene una nuova vita e il grembo del suolo che nasconde un mondo carico di ricchezze. La dea nel suo aspetto radioso, sereno, beatifico e sorridente rappresenta la saggezza, la compassione, l’armonia e l’equilibrio; quando appare nella sua manifestazione aggressiva, furiosa, terribile, impressionante, spaventosa e minacciosa è ancora la stessa dea ma sotto un nuovo aspetto perché per vincere il male bisogna parlare un linguaggio battagliero e combattivo e scuotere l’individuo dalle fondamenta. Introdotta nel culto buddhista mahayanico verso il VI secolo, Tārā era una divinità del pantheon induista associata a Sarasvati, Lakshmi, Parvati, e Shakti. Quindi un'espressione archetipa del principio femminile. Con Tārā in effetti si intendono numerose diverse emanazioni e forme, come diversi aspetti di un bodhisattva trascendente, preso cioè metaforicamente per incarnare una particolare qualità. Tārā stessa potrebbe essere considerata una emanazione di Avalokiteśvara o addirittura la sua variante femminile nel Buddhismo tibetano e nel Buddhismo Mahayana indiano. Con l'associare a Tārā del concetto di madre si produsse l'ulteriore associazione con le qualità materne di compassione e pietà. Per i fedeli comuni nell'India del VI secolo fu più facile riuscire a visualizzare come oggetto di culto una madre o una ragazza piene di energia caritatevole e disinteressata, che il suo effettivo ruolo di manifestazione della conoscenza (prajña) dell'intrinseco vuoto che permea ogni dualismo, ovvero la consapevolezza, sulle prime piuttosto inquietante, che non esiste affatto distinzione tra Saṃsāra e Nirvāṇa. Siccome nel Sutra del Loto si sostiene che tutti i Bodhisattva nelle Terre Pure sono maschili, i monaci maschi le proponevano di rinascere come maschio per meglio realizzare la vera natura di Buddha. Lei rispose: <>. Detto ciò, formulò un ulteriore voto : <>. Riguardo a questa storia così si espresse il XIV Dalai Lama: "C'è un vero movimento femminista nel buddhismo che è collegato alla deità Tārā. Perseguendo la sua educazione alla bodhicitta, ovvero la motivazione del bodhisattva, lei pose lo sguardo su quanti si sforzavano di conseguire il pieno risveglio, e si rese conto che erano troppo pochi quanti raggiungevano la buddhità come donne. Così fece un voto: "Io in quanto donna ho sviluppato la bodhicitta. Per tutte le mie vite lungo il percorso faccio il voto di rinascere donna e, nella mia ultima vita quando conseguirò la buddhità, anche allora sarò una donna." Questo è vero femminismo."

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