Buongiorno filosofi
Riguardo l'incontro di ieri vi invio nuovamente il link al video di Pasqualotto
vi accludo anche il testo delle letture che abbiamo fatto o che avevamo in programma di fare :----------------------------------------------------------------------------
JUNG----L’incontro con l’Oriente ebbe per Jung un significato psicologico nel suo personale processo di individuazione, particolarmente nel periodo nel quale sperimentò delle profonde esperienze di trasformazione interiore che lo spinsero all’esplorazione del suo lato ombra.1 Inoltre, sebbene abbia continuato tutta la vita a identificarsi con la tradizione cristiana e abbia esaminato il Cristo come archetipo di completezza, Jung non si fece remore a rivolgere la sua curiosità verso est in cerca di risposte inedite. La commistione col pensiero orientale, lungi dall’essere solo una sommaria incursione nell’ambito del suo interesse per l’occulto, come la definì qualche critico, si rivelò cruciale per l’evoluzione delle idee della sua psicologia, oltre che per l’elaborazione di una valutazione esterna rispetto alla cultura occidentale e al cristianesimo in particolare.
che il forte impulso a favore dell’irrazionale, del non logico, del primitivo e dell’inesplicabile, presente sia a livello accademico che popolare, fu la risposta al dilagante culto del progresso.1 Jung non condannò l’empirismo dell’Occidente, che pur permise straordinari sviluppi nel campo scientifico e tecnologico, ma si mostrò critico verso quell’unilaterialità che causò la mancanza di attenzione verso il cammino di conoscenza interiore.2 Jung è per questo convinto che la mistica e la saggezza dell’Oriente abbiano lo scopo di rammentare a noi occidentali ciò che abbiamo di simile e che è già stato dimenticato nella nostra cultura e di porre l’attenzione sul destino dell’uomo interiore.
Jung, in seguito alla lettura dell’opera di Woodroffe, fece a tal punto sua la visione del kuṇḍalinī-yoga da vedere nelle bizzarre sintomatologie che i pazienti presentavano la conseguenza del risveglio di kuṇḍalinī. Questa interpretazione dei disturbi mentali come processi simbolici pieni di significato, in un periodo di egemonia dell’ approccio biochimico e di nascita di un’infinita serie di farmaci miracolosi, rappresentava una novità nel campo della psicologia.
. Jung in Psicologia del kuṇḍalinī- yoga sostiene che il simbolo corrisponda a ciò che la psicologia moderna chiama “Gestalt” e che comprende una serie di fatti che il nostro cervello non riesce a rielaborare concettualmente e che per questo devono essere espressi attraverso l’uso di un’immagine. Jung istituisce un parallelismo prendendo l’esempio di Platone che scelse di esporre il problema della conoscenza tramite l’immagine del mito della caverna, mentre una formulazione completa della teoria sarebbe arrivata con Kant solo duemila anni dopo. I cakra, in quanto simboli di realtà psichiche estremamente complesse, ci offrono un punto di vista che si estende oltre il conscio, rappresentano infatti il tentativo di fornire una teoria simbolica della psiche vista da una prospettiva cosmica.1 Simboli come questi erano per Jung necessari per poter tentare una rappresentazione intuitiva della psiche, per la quale è difficile trovare altre espressioni migliori. Jung fece suoi due termini dal sanscrito che utilizzò per fare una lettura prospettica dei simboli dei cakra.
. Attraverso il battesimo come annegamento simbolico si fa conoscenza con il leviatano, fonte di rigenerazione o distruzione. Il suo simbolismo è connesso all’idea, diffusa in tutto il mondo, del battesimo con l’acqua, con tutti i pericoli di annegare o di essere divorati dal makara, il grande mostro marino presente in numerosi miti. Jung qui compie un’analogia tra la pericolosità dell’incontro con il mostro e il processo terapeutico di analisi.
Nel processo di adattamento del sistema dei cakra al mondo occidentale Jung applica un’inversione: infatti mūlādhāra-cakra, corrispondente al mondo conscio che domina la psiche dell’occidentale, viene posto nella testa. Secondo Jung l’occidentale non ascende ma scende nell’inconscio, si parla quindi di una katabasis, momento di cui abbiamo testimonianza nei culti misterici che avvenivano nel sottosuolo, nelle cripte delle antiche chiese cristiane.1 Quindi, mentre il pensiero dell’ “indù” comincia con il brahman, il nostro comincerebbe con l’Io conscio e così la stessa nostra cultura, nonostante le sue vette, starebbe in mūlādhāra: lo stato dove il Sé dorme e l’Io, identificato con la coscienza, è inconsapevolemente ancora intrappolato nel mondo degli istinti. Si tratta di una condizione in cui l’uomo sembra essere l’unica forza attiva e gli dèi, ovvero le forze impersonali e non egoiche, non agiscono.2
L’esistenza di un processo di individuazione viene riconosciuta da Jung sia all’interno della disciplina yoga, nella quale avviene il suddetto riconoscimento dell’identificazione tra ātman e brahman, sia nel rito del mistero eucaristico della tradizione cristiana. Cristo, nella lettura che Jung fa della messa, viene considerato dal punto di vista psicologico come la rappresentazione del Sé, quella totalità che abbraccia l’uomo ordinario e che trascende la coscienza. Jung afferma che il sacrificio eucaristico mira a un’interiorizzazione nell’anima della figura di Cristo che assurge a rappresentazione della personalità affrancatasi da tutte le passioni e a simbolo del sacrificio dell’Io in favore del Sè:
Il mistero eucaristico trasforma l’anima dell’uomo empirico, che è soltanto una parte di sé stesso, nella sua totalità espressa attraverso Cristo.”1
La stessa ascensione di Cristo rappresenta quindi il passaggio dal piano personale a quello sovrapersonale al quale si approda alla fine della salita di kuṇḍalinī.
Nelle tradizione yogiche non tantriche, questo passaggio al piano superiore si manifesta secondo modalità differenti: nello yoga di Patañjali, ad esempio, si palesa nell’eliminazione di tutti quelle componenti della personalità che definisce saṃskāra.
Jung ritiene la credenza della reincarnazione una proiezione cognitiva in cui lo yoga sarebbe caduto a causa della mancanza di un approccio empirico nell’affrontare tale questione. I saṃskāra, in quanto modelli profondamente radicati nella psiche, nella visione junghiana sarebbero quindi il risultato della storia psichica dell’umanità che comprende in se stessa quel mondo di dei e spiriti che va a costituire l’inconscio collettivo nell’uomo.
. L’orientale vedrebbe la meditazione yoga come un processo psicologico che mira a far emergere le memorie del passato dall’inconscio al nostro conscio al fine di raggiungere una conoscenza esauriente delle proprie vite passate. Da ciò si deduce che uno yogin perfetto come il Buddha dovrebbe avere una mente sgombra da saṃskāra, o psiche inconscia, perché attraverso l’intensa meditazione tutti questi sono fatti emergere al livello di consapevolezza.
La critica di Jung al sistema Yoga investe l’uso di questo da parte dell’occidentale che, secondo Jung, intenderebbe inconsciamente appropriarsi delle forme di pensiero orientali con l’intento di manipolare e far suo in modo consumistico questa nuova “spiritualità” come è abituato a fare con qualsiasi altra merce: trattasi di un istinto tipico dell’occidentale che trasforma ogni cosa in un bene che può essere acquistato o usato. Jung mette in guardia dal liberarsi con disprezzo della cultura d’appartenenza poiché innanzitutto ci si dovrebbe rendere consapevoli delle proprie radici storico-culturali e della loro ripercussione sui processi psichici che definiscono la nostra identità.-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
MANCUSO---
Ci vediamo mercoledì prossimo
Marcello
Buonasera filosofi ! Riguardiamo il percorso che abbiamo condiviso nel2025 ed il materiale che abbiamo utilizzato: siamo partiti da S.Agostino. Sant'Agostino (354 - 430) 1. La patristica 1.1. Il diffondersi e il radicarsi del cristianesimo portano all’elaborazione di una filosofia cristiana. 1.2. Tale filosofia, al contrario di quella antica che ricercava la verità, prende le mosse da una verità già rivelata (la parola di Dio), e ha il compito di interpretarla e renderla comprensibile. 1.3. Coloro che si adoperarono nell’elaborazione di una dottrina filosofica del cristianesimo vennero chiamati “padri della Chiesa” e tale dottrina patristica. 1.4. Il principale esponente della patristica fu Sant'Agostino di Ippona. 2. Vita 2.1. Nato nel 354 a Tagaste, in Africa nordoccidentale (l’attuale Algeria), Agostino intraprese gli studi classici, coltivando un particolare interesse per la grammatica, fino ai 19 anni, quando la lettura dell’'Ortensio' di Cicerone lo appassionò...




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