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Gli scritti di Aristotele.
Gli scritti di Aristotele si dividono in due grandi gruppi: 1) gli scritti "essoterici" (esterni), composti per lo più in forma di dialogo e destinati al grosso pubblico, esterno alla scuola, nei quali Aristotele fa uso di miti e di altri elementi di attrattiva e di cui sono rimasti solo pochi frammenti; gli scritti "esoterici " (interni, riservati), destinati ai discepoli e quindi riservati, segreti.
Gli scritti esoterici trattano di vari argomenti. Innanzitutto gli scritti di logica (noti complessivamente col nome di "Organon", che in greco significa strumento metodologico di ricerca) .
Segue poi l'opera più famosa, la Metafisica, in 14 libri, scritta tuttavia in periodi diversi. Quindi gli scritti di filosofia naturale, di cui i principali sono la Fisica, in otto libri, e il trattato Sull'anima, in tre libri. Infine gli scritti di etica, politica, poetica e retorica: l'Etica nicomachea, edita dal figlio Nicomaco; la Politica, in otto libri; la Retorica, in tre libri, e la Poetica, di cui ci è giunta solo la parte riguardante l'origine e la natura della tragedia. Numerose sono anche le opere di scienza naturale, specialmente di studio degli animali. Dalla varietà degli argomenti trattati emerge il carattere sistematico-enciclopedico della filosofia di Aristotele.
Aristotele distingue le scienze in: pratiche, poietiche e teoretiche: 1. le scienze pratiche indagano le azioni umane per ricavarne norme di condotta morale: sono l'etica e la politica, che studiano il comportamento individuale e quello collettivo; 2. le scienze poietiche o produttive (dal verbo greco "poiéin" che significa fare, produrre), che studiano la produzione artistica e letteraria e sono la poetica, la retorica, l'estetica; ma vengono considerate anche quelle relative alla produzione di oggetti e alle tecniche; 3. le scienze teoretiche, che non riguardano né l'azione né la produzione ma solo la pura contemplazione, ossia il puro conoscere come tale; hanno come scopo la conoscenza disinteressata (non strumentale e non indirizzata a fini particolari) della realtà; esse hanno per oggetto il necessario (ossia ciò che non può essere diverso da così come è), mentre le scienze pratiche e poietiche hanno come oggetto il possibile (ossia ciò che può essere diverso da così come è); le scienze teoretiche sono: la fisica, la matematica, la metafisica. La fisica studia la sostanza che ha la capacità di movimento, ossia la sostanza sensibile, quella dei corpi materiali. La concezione aristotelica della fisica è profondamente diversa da quella odierna, che trae la sua origine da Galileo. Infatti per Aristotele la fisica è scienza qualitativa e di ricerca di essenze e forme (quindi è soprattutto descrizione dei fenomeni), mentre per Galileo essa è invece scienza quantitativa (quindi è soprattutto misurazione dei fenomeni). Paragonata alla nostra, quella di Aristotele è più una metafisica che una fisica. La matematica: a differenza di Platone e dei Pitagorici, Aristotele ritiene che la matematica non riguardi le cose sensibili e nemmeno enti autonomi. Per Aristotele la matematica si occupa solo di alcune (non tutte) proprietà delle cose sensibili, come le lunghezze e i piani ed inoltre gli oggetti di cui tratta non sono enti che sussistono di per sé, come per Platone (il quale afferma che i numeri esistono indipendentemente dalla nostra mente, cioè anche se non sono pensati), ma sono solo astrazioni del pensiero. La metafisica è la scienza fondamentale, la forma di conoscenza prima, ossia "filosofia prima" perché, a differenza delle scienze particolari, anziché indagare separatamente i diversi settori della realtà essa si interroga sulla realtà in generale, per cui essa è "prima" delle altre scienze nel senso che viene prima di esse in quanto studia l'oggetto comune a tutte quante, cioè l'essere (la realtà in generale) e i principi (le caratteristiche) dell'essere. È la scienza più alta, scienza divina.
Nella sua classificazione, o quadro, delle scienze Aristotele non ricomprende la logica perché, a suo avviso, essa non è una scienza ma piuttosto uno strumento (in greco: "organon"), ossia il metodo del ragionamento, in quanto tale applicabile a tutte le scienze. Aristotele non usa il termine "logica",impiega invece il termine di "analitica", che significa "fare l'analisi", ossia scomporre il ragionamento nei suoi elementi costitutivi.
I concetti sono il primo elemento della logica: sono le parole, i termini del linguaggio, I concetti più generali sono i concetti di genere delle cose (ossia il genere a cui un gruppo di cose appartiene). Meno ampi e più circoscritti sono i concetti di specie. Ad esempio il quadrato appartiene al genere dei poligoni ed alla specie dei quadrilateri. Al gradino più basso della scala dei concetti vi sono i concetti elementari, quelli più specifici e particolarissimi che sotto di loro non hanno nessun altro concetto, nessuna ulteriore e possibile specificazione. I concetti elementari sono quelli che indicano le singole cose concrete, i singoli individui.
Individuo significa infatti ciò che è "indivisibile", ossia che non è ulteriormente divisibile in più specifici casi particolari, in altre possibili sottocategorie. Ad esempio "Socrate" o "questo albero qui" non possono essere suddivisi in casi più particolari od ulteriori sottocategorie. Aristotele chiama i concetti elementari o individui col nome di "sostanze prime",
Le specie e i generi in cui rientrano le sostanze prime sono invece chiamati da Aristotele "sostanze seconde". Le proprietà sono predicati, ossia caratteristiche che, pur non esprimendo l'essenza specifica (ciò che precisamente è), o sostanza specifica, del soggetto cui si riferiscono, non possono tuttavia che appartenere soltanto ad esso. Per esempio, se il soggetto è "uomo" una sua proprietà è "colto" o "incolto". Gli accidenti sono invece predicati che possono o non possono appartenere (riferirsi) ad un certo soggetto. Essi esprimono ciò che accade, ciò che capita o non capita in modo accidentale (casuale) al soggetto. Per esempio, se il soggetto è "uomo", un suo accidente è "alto" o "basso".
Tutti i concetti, ossia tutti i termini o parole, siano essi sostanze prime o seconde, proprietà o accidenti, sono riconducibili (rientrano in) a dieci generi supremi, che egli chiama "generi sommi" o "categorie".
Le dieci categorie, o generi sommi, sono quelle che vedremo anche nella metafisica: sostanza, qualità, quantità, relazione, luogo, tempo, stato, ecc. Dal punto di vista logico le categorie sono i modi più generali con cui noi pensiamo le cose e parliamo delle cose.
Scala dei concetti :
generi sommi o categorie (sostanza, qualità, quantità, eccetera) generi (ad esempio animale) specie (ad esempio uomo) sostanze prime o individui (ad esempio Socrate, questo albero qui) .
Le proposizioni o giudizi.
Le proposizioni sono costituite dall'unione di un concetto, o nome o termine o parola, con almeno un predicato, verbale o nominale: ad esempio, "Mario corre" oppure "Mario è simpatico".
Poiché le proposizioni affermano o negano qualcosa circa la realtà dei fatti, esse allora "giudicano" questi fatti stessi, se cioè sono veri o falsi, positivi o negativi, ecc. Perciò le proposizioni sono chiamate anche "giudizi".
Il ragionamento, chiamato anche discorso, si ha quando si combinano tra di esse più proposizioni che contengano ognuna un termine presente anche nelle altre. Il tipo perfetto di ragionamento è per Aristotele il sillogismo, ossia il ragionamento formato da tre proposizioni, o giudizi, di cui la prima è chiamata premessa maggiore (più estesa), la seconda è chiamata premessa minore e la terza è detta conclusione, che deriva necessariamente dalle premesse assunte.
Esempio:
premessa maggiore: ogni uomo è mortale
premessa minore: Socrate è un uomo
conclusione: Socrate è mortale.
il sillogismo va da una proposizione universale ad una proposizione particolare: il sillogismo è basato cioè sulla deduzione (=passare dal generale al particolare). Il sillogismo, in quanto tale, è valido in base alla sola correttezza formale dei passaggi e dei collegamenti fra premesse e conclusione.
In merito ai principi primi della scienza, Aristotele distingue tra: 1. principi propri, che sono quelli di base, i postulati di ogni singola scienza (ad esempio i postulati della matematica); 2. principi comuni ad un gruppo di scienze affini (ad esempio quelli comuni a tutte le scienze quantitative, che intendono spiegare i fenomeni mediante misurazione, misurandoli, e per le quali vale dunque il comune principio secondo cui se si sottraggono quantità uguali a quantità uguali si ottengono quantità uguali). I principi comuni sono evidenti a tutti e non solo agli specialisti delle singole scienze e per questo sono detti assiomi .
Tra gli assiomi, ossia tra i principi primi comuni a più scienze, ve ne sono tre comuni a tutte quante le scienze e conoscenze, in quanto tali evidenti a tutti e non solo agli scienziati. Essi sono i tre fondamentali principi della logica: 1. il principio di identità (A=A); 2. il principio di non contraddizione (A non può essere contemporaneamente anche B); 3. il principio del terzo escluso (o è A o è B; è esclusa una terza possibilità; ad esempio, piove o non piove; è grande o non è grande, ecc.).
Nella ricerca delle cause prime della natura Aristotele è pervenuto a risultati che vanno oltre l'ambito della stessa natura, nel senso che tali cause, come i motori immobili dei cieli e l'intelletto attivo, quali vedremo nel trattare della fisica di Aristotele, si sono rivelate del tutto immateriali e dunque non fanno parte della natura fisica. Ciò induce Aristotele a riconoscere che l'oggetto della filosofia non può consistere solo nell’individuazione delle cause prime naturali, bensì in una realtà più ampia ed onnicomprensiva, non solo materiale ma altresì immateriale,
La filosofia va oltre la fisica e diventa "metafisica" (che letteralmente significa, appunto, "dopo la fisica") o meglio, secondo la definizione di Aristotele, diventa anzitutto "filosofia prima".
Il termine metafisica non è stato impiegato da Aristotele, che usa invece, come abbiamo visto, l'espressione "filosofia prima". La nascita della parola metafisica è casuale e risale ad Andronico di Rodi che, mettendo in ordine e classificando le opere di Aristotele, collocò i libri di filosofia prima dopo quelli di fisica (in greco "metà physikà"=dopo la fisica).
Da allora in poi fu preferito questo nuovo termine, che definisce idoneamente quella parte della filosofia che indaga le strutture profonde, le cause prime e i fini ultimi della realtà che stanno dopo la fisica, cioè al di fuori e al di sopra delle cose sensibili.
Aristotele dà quattro definizione di metafisica: 1. indaga le cause e i principi primi o supremi; 2. studia l'essere in quanto essere, cioè la realtà in generale, sia materiale che immateriale; 3. indaga la sostanza; 4. indaga Dio, la sostanza e le sostanze immobili sovrasensibili.
Non è legata alle necessità materiali e non è diretta a scopi pratici. Le scienze particolari non valgono in sé e per sé, ma solo nella misura in cui raggiungono i loro scopi specifici, pratici. Invece la metafisica è scienza che vale in sé e per sé. Non corrisponde a bisogni materiali ma spirituali, ossia all'esigenza del conoscere per il bisogno che l'uomo sente di chiarire i perché più profondi del mondo, delle cose, del pensiero, dello spirito.
Buonasera filosofi ! Riguardiamo il percorso che abbiamo condiviso nel2025 ed il materiale che abbiamo utilizzato: siamo partiti da S.Agostino. Sant'Agostino (354 - 430) 1. La patristica 1.1. Il diffondersi e il radicarsi del cristianesimo portano all’elaborazione di una filosofia cristiana. 1.2. Tale filosofia, al contrario di quella antica che ricercava la verità, prende le mosse da una verità già rivelata (la parola di Dio), e ha il compito di interpretarla e renderla comprensibile. 1.3. Coloro che si adoperarono nell’elaborazione di una dottrina filosofica del cristianesimo vennero chiamati “padri della Chiesa” e tale dottrina patristica. 1.4. Il principale esponente della patristica fu Sant'Agostino di Ippona. 2. Vita 2.1. Nato nel 354 a Tagaste, in Africa nordoccidentale (l’attuale Algeria), Agostino intraprese gli studi classici, coltivando un particolare interesse per la grammatica, fino ai 19 anni, quando la lettura dell’'Ortensio' di Cicerone lo appassionò...
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