Di Platone ci sono rimasti 34 dialoghi e 13 lettere. Inoltre, dalla testimonianza dei suoi allievi, e di Aristotele in particolare, si è appreso che Platone ha elaborato anche importanti dottrine non scritte, riservate agli allievi dell’Accademia. In base alla successione dei suoi scritti sono stati classificati tre periodi dell’attività filosofica di Platone, cui corrispondono altrettante fasi di sviluppo del suo pensiero, che passa da prevalenti interessi etici e gnoseologici ad interessi metafisici e politici : 1. il periodo degli scritti giovanili o socratici (Apologia di Socrate, Critone, Eutidemo, Ippia, Gorgia, Protagora, Cratilo), la cui tematica è prevalentemente etica, vertente sulla virtù ad approfondimento delle posizioni cui era giunto Socrate contro il relativismo sofistico e l’uso strumentale della retorica; 2. il periodo degli scritti della maturità (Menone, Fedone, Convivio, Repubblica, Fedro), nei quali è elaborata la teoria delle idee e della conoscenza nonché il modello ideale di comunità politica; 3. il periodo degli scritti della vecchiaia (Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi, le Lettere), in cui Platone opera una revisione della propria teoria delle idee ed elabora una nuova concezione dell’essere e del non essere, sviluppando e correggendo il pensiero di Parmenide. In Platone ci imbattiamo in un gigante della filosofia, e non solo di quell’antica, per l’enorme influsso che il suo pensiero ha esercitato nel corso dei secoli, anche nella letteratura, nelle arti e nella cultura in genere, e dal quale neppure i suoi detrattori possono prescindere. Di Platone ci sono rimasti 34 dialoghi e 13 lettere. Inoltre, dalla testimonianza dei suoi allievi, e di Aristotele in particolare, si è appreso che Platone ha elaborato anche importanti dottrine non scritte, riservate agli allievi dell’Accademia. In base alla successione dei suoi scritti sono stati classificati tre periodi dell’attività filosofica di Platone, cui corrispondono altrettante fasi di sviluppo del suo pensiero, che passa da prevalenti interessi etici e gnoseologici ad interessi metafisici e politici : 1. il periodo degli scritti giovanili o socratici (Apologia di Socrate, Critone, Eutidemo, Ippia, Gorgia, Protagora, Cratilo), la cui tematica è prevalentemente etica, vertente sulla virtù ad approfondimento delle posizioni cui era giunto Socrate contro il relativismo sofistico e l’uso strumentale della retorica; 2. il periodo degli scritti della maturità (Menone, Fedone, Convivio, Repubblica, Fedro), nei quali è elaborata la teoria delle idee e della conoscenza nonché il modello ideale di comunità politica; 3. il periodo degli scritti della vecchiaia (Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi, le Lettere), in cui Platone opera una revisione della propria teoria delle idee ed elabora una nuova concezione dell’essere e del non essere, sviluppando e correggendo il pensiero di Parmenide. In Platone ci imbattiamo in un gigante della filosofia, e non solo di quell’antica, per l’enorme influsso che il suo pensiero ha esercitato nel corso dei secoli, anche nella letteratura, nelle arti e nella cultura in genere, e dal quale neppure i suoi detrattori possono prescindere. Le idee Se le idee non sono semplici concetti costruiti dalla nostra mente e presenti solo in essa, ma sono enti reali che esistono indipendentemente dalla mente e dalle cose sensibili, allora dove stanno? Platone risponde che le idee esistono e stanno in ciò che lui chiama “Iperuranio”, ossia in un luogo superiore e celeste simile all’empireo greco. Invero, l’Iperuranio non è propriamente da interpretarsi come cielo il più alto, bensì come un luogo al di fuori dello spazio e del tempo fisico e al di fuori della mente umana, analogamente agli enti matematici che Platone dà per esistenti anche se non pensati. E poi, ulteriore domanda, se le idee appartengono al mondo sovrasensibile in che modo entrano in rapporto con le cose sensibili, consentendo una loro conoscenza certa e non mutevole? Nel rispondere Platone ricorre alle categorie dell’imitazione e partecipazione delle idee. Triplice in tal senso è il rapporto tra idee e cose sensibili: 1. Le idee sono il modello delle cose sensibili ad esse corrispondenti, mentre le cose sensibili sono copie o imitazioni imperfette delle idee. Ad esempio, nel mondo sensibile esiste una pluralità di cose più o meno belle più o meno giuste, ecc. ma nel mondo sovrasensibile esiste una sola e unica idea di bellezza o di giustizia, le quali sono il modello perfetto, o forma, delle cose belle o giuste del mondo sensibile. 2. Le idee sono la causa della conoscenza delle cose sensibili poiché conosciamo le cose in base alle corrispondenti idee. Così, ad esempio, diciamo che due cose sono uguali in base all’idea di uguaglianza, oppure diciamo che due azioni sono giuste in base all’idea di giustizia. 3. Essendo le cose sensibili copie o imitazioni delle idee, significa che le cose partecipano delle idee anche se in modo imperfetto e incompleto. Partecipare 49 vuol dire essere in parte simile ed in parte diverso. Gli uomini concreti, ad esempio, partecipano dell’idea di uomo poiché sono imitazione di tale idea, ma si tratta pur sempre e solo di un’imitazione perché non sono l’originale; inoltre mutano continuamente, nascono, crescono, muoiono, mentre l’idea di uomo non cambia mai, è stabile, immutabile ed in sé completa. L’introduzione della categoria della partecipazione segna un passaggio decisivo nella storia della metafisica. Consente a Platone di fondare una nuova metafisica, diversa sia dal monismo ontologico di Parmenide, sia dalla assolutizzazione del divenire di Eraclito, sia dalla molteplicità ontologica dei filosofi pluralisti. È una metafisica “composita”; essenzialmente è una metafisica della trascendenza ma, grazie alla partecipazione, è anche una metafisica dell’immanenza. È un ponte tra il divenire e l’immobilità dell’essere. La metafisica della partecipazione segna l’inizio di un nuovo genere di metafisica che conoscerà ampi sviluppi sia nell’antichità (Plotino e Proclo), sia nel medioevo (Agostino e Tommaso), sia nell’epoca moderna (Malebranche e Gioberti) che contemporanea (Lavelle e Fabro). Nel “Parmenide” Platone si pone il problema dell’estensione del mondo delle idee, se cioè per ogni genere di cosa sussista sempre la corrispondente idea. Sono prese in considerazione le idee di uguaglianza, di giustizia, di bellezza, le idee di uomo e degli altri viventi, le idee degli oggetti artigianali come tavolo o letto, le idee degli elementi come fuoco e acqua, le idee del fango, della sporcizia e di altre cose vili. Nel “Sofista” Platone dichiara però che non gli sembra possibile che vi siano idee anche per cose come capelli, unghie, starnuti e simili. Di fatto, riguardo alla natura delle idee il pensiero di Platone è fluttuante. Nei primi dialoghi le idee sono di natura etica (bontà, bellezza, giustizia, santità). Nei dialoghi più maturi le idee sono più spesso di natura metafisica (unità, differenza, moto, quiete, essere, non essere). Negli ultimi dialoghi sono trattate soprattutto le idee matematiche. Anche Platone, come Pitagora, attribuisce una fondamentale importanza alla conoscenza matematica, considerata il primo gradino della conoscenza razionale, dopo il quale sta subito la filosofia in quanto conoscenza del mondo delle idee. Ma rispetto al “tutto è numero” di Pitagora si notano due cose: da un lato la matematica rimane uno dei poli della spiegazione del mondo e del pensiero; dall’altro l’aritmetica viene però sostituita dalla geometria. Il motivo è ovvio: la scoperta dei numeri irrazionali aveva mostrato che i numeri non potevano essere la misura di tutte le cose, ma restava la possibilità che lo potessero essere i segmenti o, più in generale, le figure. In maniera ragionevole Platone definisce le figure geometriche come “visioni astratte” estrapolate da modelli concreti. Ciò che si vede nelle figure geometriche quando sono guardate con gli occhi dell’intelletto è la forma, non l’aspetto esteriore, diverso da caso a caso ancorché di 50 medesimo genere. Quando le figure geometriche sono concepite nelle loro forme astratte, esse rivelano una perfezione che non è di questo mondo, tale che, si può dire, esistono indipendentemente dalle loro imperfette raffigurazioni concrete, costituendo un mondo formale parallelo a quello delle idee. Le oscillazioni platoniche circa la natura delle idee non appaiono tuttavia interpretabili come sconfessione delle posizioni precedenti, bensì come sviluppi e adeguazioni in relazione ai campi di studio di volta in volta considerati. All’inizio la preoccupazione maggiore di Platone è per i problemi etici, in ordine a cui postula l’esistenza di valori assoluti, necessari e vincolanti per tutti. Poi il suo interesse si sposta verso i problemi metafisici e allora, per dare stabile consistenza ontologica alle cose, postula l’esistenza di idee metafisiche e matematiche. Costante è invece l’insegnamento di Platone con riguardo alla proprietà delle idee. Esse sono sempre descritte come realtà semplici, immutabili, immateriali, incorruttibili, eterne, trascendenti. E però, pur possedendo le medesime qualità, non tutte le idee hanno lo stesso peso ontologico. Alcune, come ad esempio la bontà, l’unità, l’essere, la bellezza, hanno una priorità ontologica rispetto alle altre. Al loro interno, vale a dire, le idee compongono una struttura gerarchica quantunque Platone non sia mai giunto, in merito, a conclusioni definitive, assegnando variamente il primato ora alle idee etiche, ora a quelle matematiche, ora a quelle metafisiche. La formazione del mondo sensibile: il Demiurgo Se le cose del mondo sensibile sono copie o imitazioni delle idee, e queste ultime sono il modello perfetto delle cose stesse, significa che il mondo fisico, benché separato, discende dal mondo sovrasensibile delle idee e ciò grazie all’opera di un dio, chiamato “Demiurgo” (=artefice), produttore del mondo corporeo. All’inizio il mondo era solo caos informe, solo materia priva di vita costituita in modo disordinato dai quattro fondamentali elementi naturali: fuoco, acqua, aria e terra. Il Demiurgo, per bontà e amor di bene, ha utilizzato la materia originaria e l’ha plasmata, separando e combinando in modo ordinato i quattro elementi e formando in tal modo il cosmo e le singole cose. Nel plasmare le cose il Demiurgo ha preso per modello le corrispondenti idee del mondo sovrasensibile che, in quanto dio, egli già conosceva. Lo schema cosmologico di Platone è chiaro: le idee sono il modello in base al quale il Demiurgo ha plasmato le cose sensibili; il mondo delle idee è eterno ed eterna è anche la materia originaria informe utilizzata dal Demiurgo; eterno è il Demiurgo medesimo, paragonabile ad una mente divina intelligente che ha dato forma e movimento al mondo e alle cose del mondo. Pur essendo stato ordinatamente costruito dal Demiurgo, il mondo sensibile non è tuttavia perfetto poiché forgiato ad imitazione del mondo delle idee, solo il quale è perfetto. Nel mondo sensibile c’è invece imperfezione e c’è anche il male, causati dai residui di materia informe e di caos primordiale inevitabilmente rimasti al termine dell’opera del Demiurgo. Con la costruzione del mondo il Demiurgo ha dato inizio anche al tempo, che Platone definisce “immagine mobile dell’eternità” giacché, col suo mobile e ordinato succedersi di giorni e notti, di mesi e anni, il tempo rispecchia l’ordine immobile ed eterno del mondo delle idee. 53 Il Demiurgo è divinità dotata di intelligenza e di volontà, quindi è persona. Come tale assomiglia al Dio-persona delle religioni monoteistiche, ma se ne distingue per due motivi: 1) perché non è il creatore del mondo in quanto limitatosi a plasmare la materia informe originaria già esistente; 2) perché è gerarchicamente una divinità inferiore al mondo delle idee, che non solo egli non ha creato ma gli sono anzi antecedenti, costituendo esse il modello cui si è ispirato. A partire da Aristotele, in tutti i sistemi sovrasensibili e unitari, trascendenti o immanenti che siano, il sommo vertice della realtà è sempre occupato da una principio ideale inteso come sostanza prima, causa suprema. Non così in Platone. Il vertice dell’edificio metafisico platonico è occupato dall’idea del Bene e del Bello. Tuttavia il ruolo che Platone assegna al Demiurgo è essenziale ed insostituibile. In virtù della struttura armonica e ordinata posseduta, Platone considera impossibile che la totalità del reale, fondata sul rapporto duale sovrasensibile e sensibile, sia sorta per caso. Da qui la necessità di riconoscere l’esistenza di un sommo artigiano, il dioDemiurgo, cui attribuire la funzione di causa efficiente, ignorata o quantomeno sottovalutata dai presocratici, limitantisi per lo più alle sole cause materiale (la materia costitutiva della cosa) e formale (l’essenza della cosa). Introducendo col Demiurgo la causa efficiente Platone è consapevole di toccare un interrogativo di fondo che ha investito ed investe gran parte della storia della filosofia: l’universo nella sua totalità è prodotto da una forza irrazionale e puramente casuale, oppure si devono ammettere una intelligenza e una sapienza come cause produttrici e ordinatrici? Nel preludio del racconto della formazione dell’universo, con cui si apre il “Timeo”, Platone enumera i postulati, quattro assiomi, su cui egli regge la spiegazione metafisica delle origini del cosmo: 1. l’essere, che è sempre, non è soggetto a generazione ed è colto con l’intelligenza attraverso il ragionamento; 2. il divenire, che continuamente si genera e non è mai vero essere, è oggetto di opinione; è colto mediante la percezione sensoriale, distinta dalla ragione; 3. tutto ciò che è soggetto al divenire richiede una causa e questa causa è il Demiurgo, un artefice; 4. il Demiurgo che ha creato il mondo, opera stupendamente bella, non può aver assunto che un modello perfetto: il sommo Bene. 54 Due dei quattro assiomi della metafisica platonica riguardano direttamente il Demiurgo. Pertanto quello di Platone sul Demiurgo non è un discorso mitologico, come da taluni supposto, bensì filosofico. Essenzialmente quello della metafisica di stampo trascendentista è un discorso molto breve, che si riduce a pochissime proposizioni, tre essenzialmente: la prima riconosce che questo mondo, quello sensibile, “non è tutto”; la seconda afferma, di conseguenza, l’esistenza di un altro mondo, di una trascendenza, il mondo sovrasensibile; la terza qualifica la trascendenza come superiore intelligenza. È esattamente quanto fa Platone con i suoi assiomi metafisici. Con gli assiomi metafisici del “Timeo” Platone dà il via a quel genere di metafisica assiomatica di cui faranno sfoggio Plotino, Proclo, Avicenna, Cusano, Giordano Bruno, Spinoza e molti altri. Sull’identità del dio platonico esiste una gamma differenziata di opinioni. In effetti la divaricazione tra il Demiurgo e il Bene solleva l’interrogativo sulla vera identità del divino, o del sommo, secondo Platone. A dire il vero per Platone l’interrogativo non si pone. Come tutti i greci anch’egli era un politeista: riconosceva divinità personali e divinità impersonali; venerava gli dei dell’Olimpo ma allo stesso tempo vedeva diffuso il carattere del sacro in tutta la natura. Egli pone dunque l’esistenza di due entità divine, somme: una divinità impersonale, il Bene, e una divinità personale, il Demiurgo. Il primo è oggetto di un culto intellettuale, speculativo, contemplativo; il secondo è oggetto di un culto più propriamente religioso. E, personalmente, Platone si mostra più incline a professare una religione filosofica verso il Bene anziché una religione liturgica verso il Demiurgo. La dottrina della conoscenza Con la metafisica dei due principi, l’Uno e la Diade, Platone intende mediare tra Parmenide ed Eraclito e conciliare l’istanza dell’immutabilità dell’essere sostenuta dal primo con quella del primato del divenire proclamato dal secondo, assicurando in tal modo sia la salda stabilità del cosmo sia il suo diveniente trasformarsi. Conseguentemente, la gnoseologia platonica dà valore alla conoscenza intellettiva ma anche a quella sensitiva: alla prima per quanto concerne i principi, le idee e l’ordine del mondo, alla seconda per quanto concerne i fenomeni. Platone distingue quattro gradi di conoscenza: i primi due appartenenti alla conoscenza sensibile e gli ultimi due appartenenti alla conoscenza intellettiva: 1. l’immaginazione, che riguarda i sogni, le fantasie, l’arte; 2. la percezione delle cose sensibili, accompagnata dalla credenza di realtà degli oggetti appresi dai sensi; 3. la conoscenza delle entità matematiche, acquisibile mediante procedimento raziocinativo; 4. la conoscenza delle idee, in particolare quelle etiche e metafisiche, acquisibile mediante la filosofia. Platone, pur esaltando la matematica al punto di dire: “non entri nell’Accademia chi non è matematico”, considera la filosofia di grado superiore poiché, almeno all’epoca, la matematica rimaneva ancora attaccata, in parte, al mondo sensibile, specialmente per ciò che riguarda le figure geometriche assimilate all’aspetto delle cose percepite. Tuttavia la matematica è di rilevante importanza in quanto ci abitua conoscere le idee dato che gli enti matematici già sono idee, sicché ci aiuta ad oltrepassare la conoscenza sensibile. La conoscenza matematica è dunque preliminare alla conoscenza filosofica.

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