Eccoci pronti ad iniziare da capo.

Vi invio l'introduzione allo studio della filosofia antica

 A cura di Francesco Lorenzoni  

 LA NASCITA DELLA FILOSOFIA. Secondo la tradizione, sembra che il creatore del termine "filosofia" ( che alla lettera significa “amore per il sapere”) sia stato Pitagora. Per la concezione dell'epoca il possesso della sapienza, cioè del vero certo e totale, era supposto possibile solo agli dei, mentre per l'uomo era possibile solamente una tendenza alla sapienza. La filosofia è sorta intorno al sesto secolo avanti Cristo nelle antiche colonie greche e poi si è sviluppata nella Grecia classica, presentandosi come modalità di pensiero assolutamente nuovo ed originario e plasmando la visione del mondo dell'intera civiltà occidentale, che ha preso una direzione completamente differente da quella orientale. Non sono in verità mancati tentativi di far derivare la filosofia dall'oriente, ma i popoli orientali, con i quali i greci erano entrati in contatto, possedevano una forma di “sapienza” fatta soprattutto di convinzioni religiose e di miti e non di una scienza filosofica basata sulla pura ragione (sul “logos”). Possedevano cioè un tipo di sapienza analoga a quella che possedevano i Greci prima di creare la filosofia. Maggiori contributi sono stati arrecati dagli orientali nell'ambito di alcune conoscenze scientifiche: la matematica e geometria dagli egiziani, l'astronomia dai babilonesi, l'alfabeto dai fenici, ma tali conoscenze avevano scopi soprattutto pratici, mentre i Greci hanno saputo trasformarle in teorie razionali organiche e sistematiche. Quindi, mentre la sapienza orientale era essenzialmente religiosa e fondata sulla tradizione, la filosofia greca è invece essenzialmente ricerca e, come tale, nasce da un atto di libertà di fronte alle tradizione e alle credenze tramandate ed accettate o imposte. Mentre in oriente il sapere era patrimonio di una casta privilegiata (quella sacerdotale), in Grecia la filosofia era a portata di ogni uomo, perché ogni uomo è "animale razionale" (Aristotele). Per capire il sorgere e lo sviluppo della filosofia di popolo e di una civiltà è utile fare riferimento all'arte, alla religione e alle condizioni socio-politiche di quel popolo e di quella civiltà. Anteriormente alla nascita della filosofia i poeti ebbero, presso i Greci, grande importanza nell'educazione e nella formazione spirituale dell'uomo, specialmente i poemi di Omero e di Esiodo. In essi, pur così ricchi di immaginazione e di eventi fantastici, si trova altresì un senso dell'armonia, della proporzione, del limite e della misura. Di rilievo è anche l'arte della motivazione, costante nei poemi omerici. Omero non si limita a narrare una serie di fatti ma ne ricerca anche le cause, le ragioni, i perché (sia pure a livello mitico-fantastico). Un altro carattere della poesia omerica è quello di presentare la realtà nella sua interezza: dei e uomini, cielo e terra, guerra e pace, bene e male, gioia e dolore, valori e disvalori. È la stessa mentalità che ispirerà il pensiero filosofico alla ricerca di una spiegazione della totalità delle cose mediante l'individuazione del comune principio, fondamento ed origine. Esiodo, con la "Teogonia" narra la nascita e la natura di tutti gli dei. E poiché molti dei coincidono con parti dell'universo e con fenomeni del cosmo, la teogonia diventa anche cosmogonia, ossia spiegazione mitico-poetica e fantastica della genesi dell'universo. Questo poema aprì la strada alla successiva cosmologia filosofica, che 4 cercherà con la ragione, e non più con la fantasia, il "principio primo" da cui tutto si è generato. Altrettanto, la poesia ha impresso nella mentalità greca fondamentali idee etiche ed estetiche, quali l'idea di giustizia, di giusta misura e di limite, che la filosofia assumerà e svilupperà come concetti basilari. Circa la religione, è utile distinguere tra "religione pubblica" e "religioni dei misteri". Per Omero e per Esiodo, secondo le credenze proprie della religione pubblica, tutto quanto è divino, poiché tutto ciò che accade viene spiegato in funzione dell'intervento degli dei: i fenomeni naturali come la vita associata, la pace e la guerra. Gli dei sono forze naturali personificate, sono uomini idealizzati, differenti solo per quantità ma non per qualità. La religione pubblica greca è, in sostanza, una forma di " naturalismo". Come naturalistica fu la religione pubblica greca, così "naturalistica" fu la prima filosofia greca. Inoltre, i Greci non ebbero libri sacri o comandamenti religiosi frutto di una rivelazione divina. Di conseguenza la loro religione non fu di tipo assolutistico-dogmatico né vi fu una casta sacerdotale potente e autoritaria. Tutto ciò lasciò ampia libertà al pensiero filosofico, che non trovò nella religione ostacoli insuperabili. Ma la religione pubblica non fu sentita da tutti i Greci come soddisfacente. Per tale motivo si svilupparono, presso cerchie e sette ristrette, i culti dei "misteri", specialmente i misteri orfici, dal poeta tracio Orfeo. L'orfismo introduce nella civiltà greca un nuovo sistema di credenze ed una nuova interpretazione dell'esistenza umana. Mentre la religione pubblica riteneva l'uomo mortale, l'orfismo proclamava l'immortalità dell'anima, preesistente all'uomo come principio divino e caduta in un corpo a causa di una colpa originaria. Attraverso la metempsicosi l'anima si reincarna di volta in volta di una serie di corpi, fino a che, grazie al comportamento virtuoso dell'uomo nel quale da ultimo si è incarnata, l'anima ne esce purificata e ritorna presso gli dei. In base all'idea della colpa, del castigo, dell'espiazione e del premio, l'orfismo viene a concepire l'uomo secondo uno schema dualistico che contrappone il corpo all'anima. L'uomo vede per la prima volta la contrapposizione in sé di due principi in lotta fra di essi: l'anima (il principio divino) e il corpo (tomba ed espiazione dell'anima). Si incrina così, anche sul piano della credenza religiosa, la visione naturalistica: l'uomo comprende che alcune tendenze legate al corpo sono da reprimere e la purificazione diviene lo scopo del vivere. L'orfismo anticipa dunque, rispetto all'originario naturalismo, una serie di importanti sviluppi della filosofia greca, influenzando il pensiero di Pitagora, di Eraclito, di Empedocle e soprattutto di Platone. Per quanto concerne le condizioni socio-politiche ed economiche che favorirono il sorgere della filosofia, va posto l'accento sulla libertà politica di cui beneficiarono i greci rispetto ai popoli orientali. Nei secoli settimo e sesto a.C. la Grecia subì una trasformazione socio-economica notevole: da paese prevalentemente agricolo divenne centro di fiorente sviluppo dell'artigianato e del commercio, con conseguente fondazione di molte colonie. Sorse un nuovo ceto di commercianti e di artigiani che si contrappose vittoriosamente alla nobiltà terriera; le vecchie forme aristocratiche di governo si trasformarono così nelle nuove forme repubblicane che caratterizzarono il nascere e il diffondersi delle “polis” (le città greche). Nel clima di libertà individuale 5 e collettiva delle polis greche fiorirono i confronti fra le idee e quindi la cultura, le arti e, appunto, la filosofia. Anzi, la filosofia nacque prima nelle colonie, in quelle dell'Asia minore e poi dell'Italia meridionale, poiché le colonie, con la loro operosità e i loro commerci, raggiunsero per prime il benessere e, a causa della lontananza dalla madrepatria, poterono per prime darsi libere istituzioni. In seguito la filosofia si diffuse nella stessa Grecia, soprattutto ad Atene. I connotati essenziali della filosofia antica. Fin dal suo primo nascere la filosofia presentò tre connotati principali relativamente al contenuto, al metodo, allo scopo. Per quanto riguarda il contenuto, il sapere cui il filosofo si rivolge non è un sapere settoriale (come per le scienze particolari) né la conoscenza di una parte della realtà, ma vuole indagare e spiegare la totalità delle cose, ossia tutta la realtà nella sua interezza e compiutezza. L'oggetto di tale sapere è definito con il termine greco di “aleteia” (il non essere nascosto), che traduciamo col termine "verità". La verità è il tutto, la totalità, cioè, come verrà definito, è l'essere, la realtà in generale, ossia tutto ciò che è, l’insieme di tutte le cose e di ciò che esse hanno in comune e da cui hanno avuto origine. L’"ontologia" è quel particolare campo della filosofia che, appunto, indaga l'essere, cioè la realtà in generale. La domanda dei primi filosofi è infatti: "quale è il principio di tutte le cose"? Rispondendo al bisogno di conoscenza insito nell'uomo, la filosofia, specie quella delle origini, si propone di spiegare globalmente la realtà, ricercandone i principi generali e non accontentandosi di osservare come stanno le cose ma cercando di capire il "perché" delle cose stesse. In particolare, la filosofia sorge quando la spiegazione della realtà non viene più basata sul mito o sugli dei, ma quando si distacca dal mito. La filosofia degli inizi cerca il principio di tutte le cose all'interno della natura, ossia del mondo, dell'universo nel suo complesso. Per quanto concerne il metodo, la filosofia mira ad essere spiegazione puramente razionale di quella totalità che essa ha come oggetto. Ciò che vale in filosofia non è il discorso narrativo, il raccontare, ma il discorso argomentativo secondo ragione, la motivazione logica, il "logos"(=la razionalità, il ragionamento). Non basta alla filosofia raccogliere esperienze, ma deve andare oltre le esperienze per trovarne la causa o le cause con la ragione. Altrettanto, rispetto alla condotta pratica la filosofia sostituisce l'accettazione acritica dei valori e delle credenze con la ricerca razionale intorno a ciò che è bene per il singolo e per la comunità. Le dottrine filosofiche sono dunque un prodotto della ragione e, lungi dalla pretesa di essere verità dogmatiche, indiscutibili, si sottopongono alla discussione, alla critica e alla confutazione, per essere sostituite con altre dottrine che la ragione mostri più convincenti. In tal modo la filosofia si distingue sia dal mito sia dalla religione, poiché mito e religione non sono il frutto della pura ragione, bensì costituiscono elementi di ispirazione o rivelazione, in quanto tali non sottoposti a dibattito o critica. Aristotele chiamò "teologi" i narratori di miti come Omero ed Esiodo, mentre chiamò “fisici” i primi 6 filosofi, cioè studiosi della natura (in greco “physis”), anche se quei primi filosofi per physis intendevano non soltanto una parte o un aspetto dell'essere, cioè la natura fisica del mondo, ma la totalità dell'essere stesso, cioè la totalità della realtà, anche quella non fisica. Infine, lo scopo della filosofia sta nel puro desiderio di conoscere e di contemplare la verità. La filosofia è disinteressato amore di verità, senza proporsi di conseguire qualche utilità pratica. La filosofia infatti nasce solo dopo che gli uomini hanno risolto i problemi fondamentali della sussistenza e si sono liberati delle più urgente di necessità materiali. Dice Aristotele: "noi non ricerchiamo la filosofia per un qualche vantaggio estraneo ad essa. Essa è da sola fine a se stessa e perciò essa sola, fra tutte le altre scienze, diciamo libera. Tutte le altre scienze saranno più necessarie, ma nessuna sarà superiore". Contemplando la totalità dell'essere cambiano necessariamente tutte le prospettive usuali, muta la visione del significato della vita e si impone una nuova gerarchia di valori. La verità contemplata infonde un’enorme energia morale ed una viva coscienza sociale. La filosofia come bisogno primario dello spirito umano. "Tutti gli uomini -scrive Aristotele- aspirano per natura al sapere". Tendono al sapere perché, come avvertono Platone ed Aristotele, si sentono pieni di "stupore" e di "meraviglia" dinnanzi alla grandezza e al mistero del tutto, della realtà, della quale ci si domanda quale sia l'origine e il fondamento e quale posto l'uomo stesso occupi in questo universo. Perché c'è l'essere e non il nulla? È questa la domanda di fondo della filosofia, che Leibniz verrà successivamente a trattare. Perché c'è il mondo? Da che cosa è sorto? Quale è la sua ragione di essere? Quale il suo senso e significato? Perché c’è l'uomo? Perché io esisto? Si tratta di problemi che l'uomo non può evitare di porsi e che mantengono la loro attualità anche dopo il trionfo delle scienze specialistiche moderne. Le scienze rispondono a domande su di una parte ma non sul senso del tutto. I temi fondamentali della filosofia antica Dapprima la totalità della reale fu vista come "physis" (natura) e come cosmo; quindi l’originario problema filosofico fu quello cosmologico, col sorgere perciò della filosofia della natura. Come nasce il cosmo? Quali sono le forze che agiscono in esso? Questi furono i problemi che si posero i primi filosofi, detti appunto "fisici" o naturalisti o cosmologi. Poi, con i sofisti, il quadro muta. Diviene inattuale il problema del cosmo e l'attenzione si concentra sull'uomo e sulla sua specifica natura e virtù. Nascerà così la problematica e la filosofia morale. Le grandi costruzioni sistematiche del quarto secolo a.C., cioè i grandi sistemi filosofici di Platone e di Aristotele, arricchiranno ulteriormente la tematica filosofica. Platone scoprirà e 7 cercherà di dimostrare che la realtà, o l'essere, non è di un unico genere e che oltre al mondo sensibile esiste anche una realtà trascendente il sensibile, scoprendo quindi quella che più tardi sarà chiamata "metafisica" (che indaga cioè quelle realtà che trascendono le realtà fisiche e che si colgono solo con la ragione e non anche attraverso i sensi). Anche i problemi morali verranno a specificarsi con la distinzione tra il momento della vita individuale e quello della vita sociale: nasceranno così, rispettivamente, la filosofia etica o morale e la filosofia politica. Con Platone ed Aristotele saranno inoltre sviluppati i problemi della genesi e della natura della conoscenza umana, col sorgere quindi della filosofia della conoscenza o “gnoseologia”, nonché i problemi logici e metodologici, col sorgere quindi della logica. La domanda che viene posta è: quale è la via che l'uomo deve seguire per giungere alla verità? Problema quest'ultimo essenzialmente introdotto da Parmenide. E poi: quale è l'apporto dei sensi e quello della ragione nella ricerca della verità? Quale è la caratteristica del vero e del falso? Quali sono i principi e le forme logiche mediante cui l'uomo pensa, ragiona e giudica? Quali sono le regole del retto pensare e quali le condizioni perché un ragionamento possa qualificarsi scientifico? In connessione con i problemi gnoseologici e logici nascono anche i problemi estetici (cosa è il bello e l'arte?), col sorgere quindi della filosofia estetica.  


Il video che ascolteremo è il seguente :


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