Buongiorno a tutti.

Venerdì  scorso ho avuto modo di fare il vaccino in quanto volontario ospedaliero. Ne ho parlato con qualche amico e sono nate una serie di riflessioni delle quali  avrei piacere di discutere con voi.

La stragrande maggioranza di noi non ha conoscenze scientifiche, in particolare mediche, tali da potersi orientare in modo informato verso il fare o non fare il vaccino.

Le conoscenze le assumiamo da ciò che leggiamo o ascoltiamo dai media compresi purtroppo anche quelli non completamente affidabili.

Credo però che solo in una minoranza di casi queste informazioni riescano ad influenzare veramente la nostra decisione, il più delle volte le filtriamo accettando quelle che coincidono e confermano il nostro orientamento già esistente e respingiamo le altre.

Ma da cosa deriva il nostro orientamento già esistente ? Penso che ci venga da due caratteristiche di tipo assolutamente non scientifico: la nostra idea di fiducia e la nostra idea di partecipazione.

La nostra idea di fiducia, intesa soprattutto come fiducia nella società  in cui siamo inseriti, ci trova divisi tra due poli opposti: da una parte c'è chi crede che la cura per il cancro già esista ma non venga resa nota solo per motivi economici, che i forni crematori non siano mai esistiti "anzi un mio amico li ha visti ed ha detto che non avrebbero mai potuto funzionare", e che la terra non sia proprio piatta però un po' piatta sì. 

Al polo opposto c'è chi crede che le industrie farmaceutiche guadagneranno sicuramente un sacco di soldi da questa operazione e che però le generazioni precedenti allo sviluppo di queste industrie, vivevano molti meno anni di noi e, soprattutto, con una qualità di vita inferiore, pochissimi di loro alla nostra età avrebbero lamentato la chiusura delle sale da ballo o delle piste da sci, non ne avrebbero assolutamente risentito.

Pochi di noi sono in realtà situati all'uno od all'altro di questi poli, siamo per lo più distribuiti sui vari punti intermedi della linea che va dall'uno all'altro.

La seconda caratteristica, l'idea che abbiamo di partecipazione, ci vede distribuiti tra due poli opposti che vanno dal "io speriamo che me la cavo" fino al polo opposto  rappresentabile con le parole estremamente laiche di  papa Francesco che ha definito il vaccinarsi un "dovere sociale", confermando il suo approccio sociologico, ( senza però dimenticare che anche un altro papa, di impostazione completamente diversa, come papa Woityla, ebbe modo modo di dire al popolo romano, in un pessimo romanesco " Semo romani....volemose bene....DAMOSE DA FA'", con un invito esplicito anche in questo caso ad una forma di partecipazione attiva.)

L'esperienza che ho avuto vedendo l'andamento delle vaccinazioni dei miei colleghi volontari mi porta a credere che i negazionisti siano abbastanza pochi ed in via di diminuzione. Assumono comunque la posizione di attendisti: "aspettiamo a vedere come va", non rendendosi bene conto che il tempo necessario a poter avere informazioni utili ed attendibili sull'esito dei vaccini, sarebbe comunque molto lungo, ed il virus  nel frattempo non resterebbe sotto controllo, e che forse al momento di prendere la decisione, questa potrebbe risultare ormai superata.

Tuttavia, passando al capitolo dell'obbligatorietà, pur essendo per mia natura ed impostazione politica decisamente favorevole all'obbligo di vaccinazione per chiunque non abbia impedimenti di carattere medico , credo che in realtà questo obbligo non sia, nella situazione attuale, necessario.

Vedo infatti molto più probabile nei prossimi mesi un accapigliarsi per accedere prima degli altri alla vaccinazione, che non un problema di scarso utilizzo delle dosi di vaccino disponibile a causa del rifiuto di una parte della popolazione.

Mi farebbe piacere un vostro parere sull'argomento.

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